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lunedì 19 ottobre 2009

ROMINA RAIMONDO






ROMINA RAIMONDO

Nasce a San Donà di Piave nel 1968.

Da Caorle, tra studi di danza classica e

pianoforte, si trasferisce a Treviso per

frequentare il Liceo Artistico e successivamente

a Venezia per l'Accademia di Belle Arti.


Nel 1992 dopo alcune importanti esperienze nel

settore pubblicitario (grafica designer e art

director) e imprenditoriale (agente di

commercio), fonda a Pordenone la società

"Gecos", che si occupa della produzione e

commercializzazione di prodotti in carta riciclata

nel Nord Italia.


Nel 1996 collabora come direttore alla

Cooperativa Futura (cooperativa no profit per

l'inserimento lavorativo delle persone

diversamente abili) di San Vito al Tagliamento,

dove coordina i tre settori: tipografia,

cartotecnica e ceramica.


Nel 1997 fonda la compagnia teatrale "Din Don

Down". Idealizza e "mette in scena" alcuni

spettacoli dove i ragazzi "diversamente abili"

raccontano la loro storia e i loro sogni, che si

concretizzano proprio sul palcoscenico.


Nel 1999 da' vita, con un team di professionisti

del settore, l'agenzia pubblicitaria "Rstudio",

dove arte e comunicazione si incontrano per

dare servizi innovativi affidabili e completi.

La curiosità per gli aspetti delle cose visibili e

invisibili, dell'uomo, del mondo, dell'universo,

non l'hanno mai abbandonata e la stimolano

nella sua ricerca.


Nel 2005 in attesa della nascita di Samuele

decide di dedicarsi nuovamente alla libertà

artistica ed immaginativa.


Nel 2007 collabora come curatrice all'

organizzazione dell'evento "Fusion" nel

palazzo "Casa Moro" di Oderzo. Mostra

collettiva d'arte contemporanea di pittura,

scultura, poesia, musica e danza. In questa

occasione espone i suoi "Ritratti nella danza"

primi piani e corpi in movimento (olio su tela

in bianco e nero) di giovani danzatrici nella

sala prove dell'Accademia del balletto.


Dalla spontanea curiosità per le energie che

"muovono le cose" intraprende la sua ricerca

pittorica, osservando e studiando l'Acqua.


Nel 2009 espone a Oderzo 14 nuove opere

(olio su tela) sul tema dell'acqua: "Frequenze

liquide" .


Davide Ortu






Artista italiano, attualmente residente in Spagna. Studia arte nel Liceo Artistico FOISO FOIS di Cagliari, Sardegna. In questa isola italiana inizia il suo cammino come grafico pubblicitario.
Allo stesso tempo realizza le sue pitture ad olio e partecipa a diverse esposizioni. Nel 2008 si sposta a Madrid dove scopre il mondo della illustrazione infantile.

Malinconici spazi aperti, atmosfere sospese tra sogno e realtá, un forte impatto cromatico ed elementi fantastici sono le principali caratteristiche dell'opera dell illustratore, dove il tempo si ferma mostrando i sentimenti piú grandi nelle persone piú piccole. Un unione che vuole entrare nella fantasia del bambino e nel cuore dell adulto.

www.davideortu.com

satvat






Satvat Sergio Della Puppa, nato a Venezia nel 1954, lavora come pittore, scultore, artista orafo e scrittore. Da molti anni tiene corsi di arteterapia e pittura meditativa, di scrittura creativa, e di cristalloterapia. Ha pubblicato diversi libri su argomenti artistici e spirituali: Il Tao della Pittura – Bastogi Editrice Italiana, 2009; L’Artista Interiore – Xenia Edizioni, 2005; Cristalli, il Potere della Luce – Edizioni del Cigno, 2009. Satvat ha lavorato per più di venti anni nella sua galleria Incantesimo, nel centro storico di Roma. Dal 2000 si è trasferito prima in Toscana e poi in Umbria; dal 2002 vive e lavora sulla suggestiva rupe di Orvieto (TR), dove ha aperto il suo atelier d’artista in una delle vie principali. Contemporaneamente continua a tenere mostre e seminari in giro per l’Italia. La sua ricerca svela ed applica le naturali corrispondenze tra arte e meditazione, approfondendo alchemicamente le virtualità simboliche ed energetiche delle materie, del segno e del colore. In tale visione, l’artista stesso affronta consapevolmente un processo d’immedesimazione meditativa, fiorendo creativamente in un non-fare spontaneo ed ispirato, che attualizza nell’opera i valori spirituali dell’intuizione. Così l’oggetto artistico è veicolo di positività, gioia di vivere e rivelazione.

Galleria e studio in Corso Cavour, 243 – 05018 Orvieto (TR)

Tel. 3394130671

Email: info@satvat.it

I suoi siti:

www.satvat.it

artistainteriore.blogspot.com

satvat-pensierocreativo.blogspot.com



Emiliano Valentini



Laura Marenghi

Elementi di Umanità
- Fiaba -

Uscendo, una mattina, gettai un veloce sguardo
all’insù: a quell’ immensa distesa che regnava su di me. Vidi un blu soffocato da strani e grotteschi colori. Così mi fermai e chiesi al Cielo se andasse tutto bene. Ingrigito e stancamente intorpidito dalla nebbia mi rispose con una folata di tosse ventosa…:
- Purtroppo no, mia cara…anche stamani ho dovuto svegliarmi ma avrei proprio bisogno di riposo. I fumi che mi assillano giorno e notte non mi permettono più di respirare…-
-Sai, amico mio- ribattei io colta dall’ ingegno di una stravagante idea - certi giorni dovrebbero sorgere con un pizzico di magia all’interno…Per esempio, se oggi mi dicessero che mi è concesso un sortilegio farei apparire per te un enorme aerosol e ti avvolgerei di aria purificata. Qualche giorno di cura e sono sicura che ti sentiresti molto meglio…!- Udito ciò il Cielo si commosse e le sue lacrime bagnarono anche il mio viso. Lo salutai e proseguendo nel mio giro incontrai un Passerotto. Mi fermai perché mi accorsi del suo incessante singhiozzare…
-Piccolo, che c’è che non va?- gli chiesi, preoccupata.
–Oh, mia cara, mi ritrovo senza un nido e tre piccoli da sfamare. Trovare alberi, ormai, è diventato impossibile. Molti sono già occupati, oppure sono malati o addirittura vengono abbattuti. Per ora vivo in un camino poco distante da qua, ma non fa per noi…i miei piccoli non respirano rinchiusi lì! Lasciami piangere in pace…che altro mi resta da fare?-
Accarezzai appena le piume del Passerotto in un gesto consolatorio e continuai, se pur affranta, nel mio cammino.
Poco dopo mi fermai nei pressi di un Fiume per ascoltare il calmo scroscio dell’acqua. Dopo pochi istanti il Fiume si accorse di me e mi gettò accanto una vecchia lattina rotta, un tubo arrugginito e un fustino di detersivo in plastica.
-Dì un po’, mia cara, non sarà per caso tua questa roba?-
-Certo che no- risposi subito con una punta di risentimento.
-Conosco bene la differenza tra un corso d’acqua e una discarica!-
-Non chiedermi di crederti, ormai è difficile per me…voi umani promettete sempre, fate leggi su leggi ma io ogni mattina mi sveglio col sapore di questi veleni in bocca…Sto male, guarda il mio colore…un tempo ero trasparente e accoglievo bambini che giocavano spensierati. Ma ora…sono anni, ormai, che non vedo più nessuno. Sono solo ogni giorno.-
-Per questo ogni tanto scompari e non ti si vede più per un po’ di tempo?- chiesi incuriosita.
-Già…vado in secca e mi ritiro con i miei pensieri…ma basta qualche doccia dal Cielo a spronarmi e subito ritorno! Leggermente più pulito, ma non troppo…-
Raccolsi gli oggetti trasportati dal Fiume e li gettai nel primo bidone che incontrai.
Poco distante da lì mi imbattei in una vasta distesa di terra. --Che meraviglia- pensai, ma mentre camminavo un forte e infastidito “Aihh! ” richiamò la mia attenzione.
-Oh, scusa! Ti ho fatto male?- domandai preoccupata.
-Lascia stare…ho dolori ovunque!- rispose borbottando come una pentola di fagioli, il polveroso Terreno.
-Anche tu!- ribattei io, un po’ tristemente.
-Mi hanno ricoperto di strane sostanze; dicono che così i miei frutti saranno più grossi e più lucenti! Sarà anche vero, ma sapessi che fastidio e che debolezza, cara mia…-
A pochi metri da lì, proseguendo in punta di piedi sul povero Terreno indolenzito, fui richiamata da un maestoso Albero ad assaggiare le sue prelibate primizie. Come rifiutare?
Colsi una pesca e mentre la dirigevo alla bocca, osservandone il colore rossastro e invitante, fui subito bloccata dal Terreno.
-Oh no, figliola! Il tuo fisico non sarà contento di ingerire diserbanti! Vai al Fiume e lavala per bene prima di mangiarla!-
-Non posso!- risposi esausta –Il Fiume mi ha appena detto che nelle sue vene scorre veleno già da anni-
Stanca e desolata mi coricai sulla terra umida e fissai il Cielo su di me.
–Amici miei- incalzai –cosa vi sta succedendo? Sono preoccupata per voi, per la vostra salute!-
-Mia cara- rispose il Fiume –anche noi siamo preoccupati per te. Tu credi che i nostri problemi non ti tocchino ma ciò che manca a noi manca alla tua vita e ciò che distrugge noi impedisce anche a te e ai tuoi simili di stare bene.
-Ma io mi sento bene: mangio, bevo, dormo, respiro…tutte attività che per voi sembrano diventate impossibili- ribattei
-Tu ti nutri di ciò che il Terreno ti offre, bevi l’acqua che il Fiume ti trasporta e respiri l’Aria che colma l’immenso Cielo ma quel che non vedi è la contaminazione che ci attanaglia, come un terribile virus dal quale non si guarisce perché nessun “Medico” ha interesse a curarti.
Tiriamo un sospiro di sollievo quando incontriamo persone in grado di fermarsi ad ascoltare anche noi e i nostri problemi, ma ciò accade raramente…Ti ringraziamo per esserti accorta di noi e per dimostrarti la nostra gratitudine vogliamo farti un dono speciale: con tutto il nostro impegno ti regaleremo il meglio che di noi è rimasto…Ricorda, questo dono durerà solo pochi secondi ma in questo breve tempo tu proverai sensazioni che pochi altri sanno udire. Ascolterai i nostri Canti.
Dopo pochi istanti chiusi gli occhi e il Cielo mi soffiò dolcemente tra i capelli raggiungendo il mio Spirito: -Con gran piacere ti restituisco quel “pizzico di magia” che con tanto amore avresti desiderato per me…Grazie.-
Il Vento, figlio sfuggente del Cielo, mi avvolse in un respiro profondo che scosse e rianimò il mio animo.

Una leggera e limpida sferzata di acqua fresca raggiunse il mio viso, distendendone i tratti confusi e stupiti –Mi hai ripulito quando sono stato male accanto a te. Ti ringrazio…- intonò il Fiume.
Poi venne il turno del Passerotto che assieme ai suoi piccoli mi cantò una dolcissima melodia…riecheggiò nelle mie orecchie e continuò a librarsi nell’aria come fosse interminabile. –Come tu hai scaldato con la tua carezza il mio corpo stremato donandogli affetto io dono a te un Suono che scaldi il tuo cuore. Grazie…-
Infine apparvero davanti ai miei occhi l’ Albero e il Terreno che seppero inebriare i miei sensi con il profumo intenso dei loro migliori frutti. –Questi alimenti sono figli nostri e nulla di estraneo li ricopre. Il loro aroma sarà la nostra Essenza e il gusto che ti appagherà sarà il nostro ringraziamento che ti accompagnerà sempre.

Come previsto, questi attimi di deliziosa purezza svanirono lentamente assieme ai miei cari amici…
Quando riaprii gli occhi tutto, intorno, era fermo e silenzioso. Mi strinsi tra me e me come a ricercare quel calore che tanto mi aveva inebriato poco prima.
Era tutto finito e forse era giusto così…siamo ospiti della Terra e dobbiamo imparare ad ascoltare i suoi preziosi consigli !
I miei amici mi hanno insegnato che raccoglieremo sempre i frutti delle nostre creazioni, che sopporteremo sempre le conseguenze delle nostre azioni e da ciò ne dipenderà il nostro bene. Grazie a loro ho potuto vedere ciò di cui potremmo godere se solo ci volessimo più bene e, perché no…
se affrontassimo le giornate con un “pizzico di magia” in più…!

Laura Marenghi

Pronto, cuore amico!

C’era un tempo in cui i bambini della Terra e quelli di lontani pianeti potevano comunicare tra loro. Un infinito spazio li separava ma un piccolo elemento li accomunava: il loro cuore.

I bimbi della Terra ne avevano uno soltanto mentre quelli di un lontano pianeta di nome Belfe ne possedevano due.

Ma come potevano chiamarsi quando avevano bisogno gli uni degli altri? Semplice:bastava mettere in comunicazione col pensiero i loro cuori palpitanti e immediatamente una chiamata intergalattica partiva, vagava nell’etere e giungeva a destinazione.

Così se un bimbo della Terra chiamava un amico di Belfe il suo cuore iniziava a battere proprio così: TUU-TUU-TUU…ed ecco che in pochi istanti, a migliaia di anni luce, un bimbo di Belfe riceveva il segnale di quella chiamata e rispondeva con un TU TU- TU TU- TU TU…


Mattia, un bimbo che viveva in un’incantevole zona della Terra non sapeva che gli abitanti di Belfe avessero due cuori, così quando provava a chiamare un amico del lontano pianeta e sentiva: TU TU- TU TU-TU TU pensava che i cuori-telefono dei bimbi di Belfe fossero sempre occupati !

Mattia chiamava, chiamava instancabilmente ogni giorno; con gli occhi chiusi e il pensiero diretto verso quel pianeta se ne stava appoggiato alla finestra della sua cameretta e tentava invano di contattare un bimbo lassù.

A Belfe questa chiamata giungeva sempre ad un ragazzino di nome Zima.

Zima se ne stava all’ interno della sua dimora cosmica e non capiva perché un terrestre di nome Mattia continuasse a chiamarlo senza comunicargli mai nulla.

Un bel giorno accadde qualcosa sulla Terra e in tutto l’universo fu un gran fragore…Zima dal suo pianeta poteva vedere chi fosse Mattia e cosa succedesse su quel piccolo e coloratissimo pianeta, mentre Mattia, purtroppo, non poteva vedere nulla di Belfe. Così Zima si accorse che il suo amico terrestre era in pericolo. Immediatamente lo chiamò con i suoi cuori ma Mattia non rispondeva…

Zima era trepidante dall’agitazione e decise, seppur tra la preoccupazione di mamma Ulma e papà Idou, di scendere sulla Terra a vedere cosa fosse successo.

All’arrivo Zima non trovò il pianeta che si aspettava…gli uomini litigavano e lottavano tra loro e la Terra si ribellava per farli stare zitti…agitava le acque di mari e oceani, smuoveva le montagne, oscurava il sole e faceva borbottare i vulcani sotto i loro piedi.

Tra tutta quella confusione, però, Zima riuscì ugualmente a trovare il suo amico.

Era in un posto poco amato da ogni essere del creato, un luogo dove si curano le malattie, chiamato ospedale.

Era notte quando Zima arrivò. Dopo tanti tentativi, finalmente, in una stanzetta trovò il suo amico Mattia. Era steso sul suo lettino. Zima si avvicinò e vide accanto a lui un macchinario il cui suono gli ricordò intensamente le chiamate del suo amico terrestre!

Sono qui, Mattia! Mi hai chiamato e sono arrivato!”. Mattia aveva gli occhietti chiusi e non rispondeva ma Zima notò che il suono della sua chiamata non era veloce e squillante come sempre, ma lento e flebile più che mai, così appoggiò la mano sul cuore di Mattia e in un istante capì tutto…


La notte proseguì, finchè giunse una nuova alba. Mattia aprì i suoi occhietti assonnati e trovò accanto a sé la sua mamma che lo accarezzava. “Mamma!” le disse “stanotte ho fatto un sogno fantastico! Un amico di un posto molto molto lontano mi chiamava e finalmente riuscivamo a parlarci!” La mamma di Mattia gli sorrise e lo strinse forte a sé anche se quel sorriso era tradito dal suo sguardo preoccupato. Quel giorno, infatti, il suo bimbo avrebbe dovuto fare un’operazione molto importante e delicata per aggiustare il suo cuoricino un po’ ammaccato.

Nel momento in cui il dottore arrivò per visitare Mattia ecco che la sorpresa e lo stupore lasciarono tutti senza fiato. D’improvviso il cuore del bimbo aveva ripreso il suo vivace e vigoroso battito!

MIRACOLO!” gridò il dottore! “Il cuore di questo bambino è tornato a funzionare benissimo! Sembrerebbe un cuore nuovo!” disse scherzando il medico.

Dopo pochi giorni Mattia lasciò l’ospedale e tornò nella sua casa in campagna.

Appena entrato nella sua cameretta volle chiamare subito il suo amico di Belfe per raccontargli la magica avventura che gli era capitata sulla sua Terra.

Così si appoggiò al davanzale della sua finestra, chiuse gli occhi e dal suo cuore partì una limpida e squillante chiamata per Zima…


TUU-TUU-TUU-TUU…

Speriamo non sia occupato anche stavolta!” ripeteva tra sé e sé, come una preghiera, il piccolo Mattia.

Ma ecco che dall’altra parte gli giungeva una risposta…

Finalmente un segnale unico, limpido e chiaro, proprio uguale al suo: TUU-TUU-TUU…


Si sa, la generosità dei bambini, su qualsiasi pianeta dell’ universo, è inimitabile, e quella volta uno di questi bimbi fu capace di offrire a un amico un dono immenso: parte di sé stesso.

Finalmente un cuore della Terra comunicava con un cuore di Belfe, una splendida amicizia sbocciava e due bambini, seppur di due mondi tanto lontani quanto differenti, erano ora uguali e uniti per la vita…

Laura

Il nuovo sito di ArteIndaco:
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giovedì 1 ottobre 2009

Giulia Gavazzi



Elisabetta Fontana





Elisabetta Fontana nasce nel'65 a Parma, città dove vive e crea. La passione per l'arte e la pittura la accompagnano fino dalla giovane età. Autodidatta, nel tempo sviluppa il suo innato senso artistico e lo impiega anche nella professione di consulente per l'immagine e nail artist di successo.
S
ocia del Laboratorio di Belle Arti Eos di Parma, e del Circolo Culturale B.Brecht d Milano.
Per Elisabetta la pittura è un prolungamento del sé, un'esigenza interiore e vitale di esprimere la propria essenza.
Con la pittura essa riesce ad esprimere in modo coerente sentimenti, stati d'animo, emozioni che l'attraversano. E'una profonda e sentita esigenza personale che accompagna la sua esistenza, senza mai abbandonarla. E'analisi incoscia del vissuto personale, rielaborazione ed occasione di crescita.
Lei stessa definisce la pittura come "un bene prezioso" che va"protetto" e profondamente "suo".
Dopo due decenni di intensa attività artistica, mai mostrata al pubblico, nel 2006 Elisabetta sente l'esigenza di "comunicare"più profondamente con sè stessa, manifestando il suo mondo emozionale: conosce l'irrinunciabile ed irresistibile piacere di lavorare coi materiali fondendoli coi colori.
Ne esce un connubio forte, a volte quasi aggressivo in un atto di ribellione interiore e creativo di azzeramento totale da schemi accademici precostituiti, regole e canoni. Inizia così un periodo nuovo di espansione artistica, di rielaborazioni materiche ed interiori che la porteranno a far uscire le sue creazioni allo scoperto ed ad esporle finalmente in pubblico. E non tarderanno ad arrivare premi e riconoscimenti per il suo lavoro. Una parte importante e molto profonda si manifesta sulle sue tele in attimi materici, unici ed imprescindibili dai suoi complessi ed affascinanti percorsi d'anima.

Le sue opere attualmente sono esposte in collezioni pubbliche e private.

info@elisabettafontana.it

Barbara Stretti






bstretti@yahoo.it

domenica 19 luglio 2009

mercoledì 1 luglio 2009

Arte Ngalso

Domenica 5 luglio 2009
CELEBRAZIONE DEI COMPLEANNI
DI LAMA GANGCHEN
DI LAMA MICHEL
e di Marco Columbro
Ada Muniel partecipa alla Mostra di 50 artisti internazionali
Albagnano di Bèe-sopra INTRA (VB)
Albagnano Healing Meditation Centre
15,00 - 19,00: Inaugurazione della mostra Arte di Guarigione NgalSo presso il Golden Place con la partecipazione degli artisti ( http://www.ngalsohealingart.org/home.html )
Iniziazione di Saraswati, la Protettrice delle Arti

lunedì 22 giugno 2009

Simona Vanetti



Arrivata ad Arona il 27 ottobre 1978.

Per chi non lo sapesse, Arona è un posto incantevole, sul lago maggiore. Ha una particolarità: basta aggiungere una V al nome, amalgamare bene le lettere, e il posto si trasforma in Novara, la città in cui Simona ha vissuto i primi 30 anni della sua vita.

L’incontro fra i suoi genitori è avvenuto a Roma, uno dei cuori d’Italia. E quale altro posto poteva essere? Mettendo Roma allo specchio o leggendola al contrario altro non è che Amor.

Fin da piccola faceva riccioli sui libri di psicologia di papà e sulle poltrone in pelle. I libri sono stati fatali: da “grande” è divenuta psicologa, laureandosi a pieni voti a Torino, ed ora si sta specializzando per divenire psicoterapeuta.

Da piccola tagliava e personalizzava pigiami e magliette con le forbici appena regalate; da grande ricerca e personalizza abiti, certa che il sapersi mettere nei panni propri e degli altri è importante nella vita.

Da sempre fotografata, da grande ama fotografare e giocare con le immagini per creare piccole e grandi opere d’arte.

E poi danza e recita, un po’ con i movimenti appresi nei tanti anni di studio, un po’ e sempre più con i propri movimenti, sempre diversi e in evoluzione.

Ama scrivere, dipingere, giocare, disegnare, su qualunque superficie gli capiti sotto mano. Anche un quadro.


TITOLO DELL’OPERA:

riconneTIAMOci

anno 2009

acrilico su tela, foglia oro, carta, inchiostro, supporto pannello MDF 80per80


simona.vanetti8@gmail.com


giovedì 9 aprile 2009

Paola Canova



www.paolacanova.it
paola.canova.22@alice.it

Elena Marchi




Nata a Correggio nel 1973, ma trasferitasi ben presto ad Isernia, Erika Marchi inizia a vent’anni da autodidatta ad esprimere le proprie sensazioni sulle tele, dove tutti i silenzi interiori hanno facoltà di essere espressi, dove solo un occhio attento può scrutare ciò che non si vede. L’ambiente di lavoro frequentato e’ da sempre quello dei poli del lusso dell’abbigliamento. Rientrata a Modena, si sposta frequentemente a Milano per lavoro e li frequenta per quattro anni la Associazione Culturale A.Messina di Legnano e sotto l’attenta guida del pittore siciliano Santo Nania, affina le tecniche del disegno, lo studio del colore e conosce l’impressionismo e il post impressionismo. La sua vena rimane comunque l’astrattismo perchè “non c’è niente di piu’ bello che disegnare ciò che si può solo immaginare.”

www.erikamarchi.it

erika@erikamarchi.it



Isabel Mittenato - Ely